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Magia e...rituali


di Emy Dell’Aquila

Magia e...rituali

Cari lettori,

dopo la pausa natalizia riprendiamo il nostro viaggio nel mondo dei misteri. Per inaugurare il nuovo anno vi parlero’ di rituali e simboli magici. Molte associazioni segrete moderne, come la massoneria o l'ordine dei druidi, basano la propria filosofia su simboli e rituali, dietro ai quali celano la propria conoscenza esoterica. Chi si affida al potere dei simboli, ritiene che essi possano comunicare una determinata realtà ed esprimano una verità profonda, celata anche nelle favole, nei miti, nelle parabole gnostiche, nelle immagini, nei rituali e nei messaggi onirici. Tutte le associazioni segrete esoteriche credono alla verità contenuta in simboli e rituali. Per i membri di queste associazioni, la verità non è racchiusa in precetti definiti, ma nella ricerca stessa. La costante ricerca della verità è attuata dai massoni e da altre associazioni segrete sotto forma di viaggi ricorrenti, i cosiddetti "viaggi mistici".
I simboli, che possono essere costituiti da una frase, da una parola o anche da un gesto, sono molto legati ai rituali. Capi d'abbigliamento, determinati colori oppure oggetti, assumono un significato diverso all'interno di ciascuna associazione segreta: la loro connotazione cambia a seconda del sistema a cui appartengono, perciò l'interpretazione di un triangolo o di un sole da parte di un massone, di un rosacrociano e di una strega moderna, non necessariamente coincide. Utilizzare simboli e riti, però, non significa semplicemente conoscere le "regole del gioco", il loro potere è un tema molto serio nell'ambito della magia, poiché consente di ottenere effetti reali e concreti.
Il rituale è una pratica sacra, interamente comprensibile solo da chi la interiorizza e la fa propria, e difficilmente può essere eseguito dai non iniziati. In altre parole: non basta conoscere perfettamente gli orari per far partire un treno. Il rituale viene sempre celebrato in maniera seria e solenne e la sua reiterazione più o meno frequente, ma sempre identica, determina il potere della magia in esso contenuta. Spesso un rituale consiste nella lettura di un testo lungo o di una poesia, seguita da diverse invocazioni di spiriti elementari (silfi, salamandre, gnomi e ondine) e da una complessa conclusione (perorazione). L'invocazione degli spiriti elementari può durare, anche 70-80 minuti. La conclusione del rituale prediletto da Aleister Crowley, il "bornless spirit", consiste in una lunghissima invocazione, detta anche perorazione: "Io sono Lui! L’Ingenerato che vede con i piedi. Forza e fuoco immortale! Io sono Lui, la verità! Io sono Colui che odia, che porta il male nel mondo! Io sono Colui che tuona e lampeggia! Io sono Colui che sputa fuoco dalla bocca! Io sono Colui che ha creato e rivelato la luce! Io sono Lui, la grazia del mondo! Il cuore avvolto nel serpente, è questo il mio nome". Con questo rituale il mago invoca il dio dell'antico Egitto Osiride, che si unisce a lui trasmettendogli i suoi poteri. Esiste infatti una teoria secondo la quale i maghi, tramite i rituali, possono unirsi a ogni essere vivente (appartenente a qualsiasi luogo e a qualsiasi epoca) diventando una cosa sola. L’estasi e l'illumuiazione sono il fine ultimo di questa pratica. Il rito tibetano del Chod, praticato da Alexandra David-Neel (1868-1969), dimostra quanto possano essere pericolosi alcuni rituali descritti nella letteratura magica. Durante un soggiorno di 14 anni in Tibet, l'impavida ricercatrice si occupò dell'arte occulta locale. Chi pratica il rituale del Chod si "separa" (nel vero senso della parola) dalle false concezioni che aveva di sé, evocando tutti gli spiriti maligni e dando loro in pasto il proprio corpo. Il rito lamaistico Chod si pratica in stato meditativo, immaginando il proprio corpo grasso e brutto, come il gancio da cui pendono (e dipendono) tutti i desideri più incontrollabili. La visione continua con una dea della saggezza, che appare allo yogi e lo decapita, per poi ridurre a pezzi il resto del corpo. Il tutto viene riversato poi nella scatola cranica, posta sul fuoco come fosse una pentola. L’incredibile luce astrale emanata dalla vittima, attira gli spiriti più disparati (secondo le concezioni dello spiritismo, gli spiriti vengono sempre attratti dalla luce dell'anima). Il rituale del Chod richiede enorme autodisciplina e un carattere forte. Viene praticato per lo più nei cimiteri e nei luoghi di sepoltura e rientra nella categoria di quelle pratiche magiche che, se esercitate in maniera sbagliata, possono ingenerare notevoli disturbi psichici.
Anche se quest’ultima parte e’ davvero da brividi e tutto molto interessante, vero?
Allora alla prossima e…
non esitate a dire la vostra.

Emy Dell’Aquila




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