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Tu nel mio destino di Santina Bombaci 9-10-11parte


di Giusy Carbonaro

Tu nel mio destino di Santina Bombaci 9-10-11 parte

 

Carissimi,

sta giungendo al termine la storia d’amore tra Kelly e Peter, con chi sceglierà di rimanere la nostra protagonista?...

Susie rimase immobile, l'espressione sgomenta. Mai un uomo si era comportato così con lei.
Arrivato a casa Peter, aveva cominciato a bere, fino ad ubriacarsi. Non voleva più avere a che fare con una donna, pensava, per molto tempo almeno. Aveva già sofferto tanto. Per ora sapeva che voleva stare assolutamente solo. Alla fine cadde in un sonno profondo e senza sogni. Si svegliò tardi la mattina dopo, aveva bevuto un caffè forte per attenuare il mal di testa, causato dalla sbornia. Rimase chiuso
in casa per tutta la giornata, immerso nei suoi pensieri, sempre più cupi. Non provava interesse per nulla, non voleva fare assolutamente niente, si era chiuso in se stesso e aveva escluso il mondo.
Sdraiato sul letto, il suo corpo abbandonato, era rimasto per molto tempo immobile, una mano
negli occhi in un gesto istintivo di difesa, la stanza era al buio, ma la luce che filtrava gli dava fastidio.
Ritornarono in mente tutti i dolori e le delusioni che credeva dimenticate. Adesso nella mente solo un nome:
Kelly." Inquieto si alzò, cominciò a camminare avanti e indietro, il silenzio l'opprimeva, andò all'impianto stereo, prese un disco " quel disco ", quello che avevano ballato insieme in quella notte magica.
Sentiva già le lacrime pungergli gli occhi. Lo mise.... dopo qualche istante le note
struggenti di " Ghost " invasero il piccolo ambiente. Si sentiva solo, quella musica lo riportava indietro, tutto ciò lo faceva stare atrocemente male. Quando la musica aveva cessato di suonare, spense il
giradischi, accese una sigaretta e, prendendo la cornetta, formulò il numero della casa di Kelly. Sperava che gli rispondesse lei, aveva bisogno di sentire la sua voce, di sentire che esisteva, ma fu invece la voce del marito a rispondere quasi subito all'apparecchio.Pronto...." Quella voce inaspettata all'improvviso.... avvertì un senso di fastidio. Così Peter riattaccò bruscamente il telefono. Dopo qualche giorno passato in quello stato, con un enorme sforzo di volontà, tornò al lavoro, alla vita di tutti i giorni. - " Ti fai vedere finalmente, dove ti eri cacciato? " - Gli chiese un collega preoccupato. - " Cosa é successo? " Niente, niente." Rispose Peter. " Hai un'aria distrutta." Disse il collega. " Non mi pare." - Aveva risposto. - " Non é successo niente."
Non aveva voglia di parlarne. Nessuno avrebbe capito. Fu in quel momento che entrò Susie. Peter era di
spalle. Ma le era bastato scorgere quella sagoma per riconoscerlo. Si era avvicinata a lui e l'aveva salutato:
 " Salve, come stai? " L'uomo si girò di scatto. " Come hai fatto a trovarmi? " Si stupì! " Vedo
che non te l'aspettavi, che venissi da te intendo." " Già, era davvero l'ultima cosa cui pensavo."
 " Ho sbagliato a cercarti? " Gli aveva chiesto, umiliata per la sua risposta. " Non é colpa tua, solo che non mi sento in vena.... si, insomma vorrei che tu capissi che per il momento desidero star solo." Amareggiata dalle sue parole, restò in silenzio. Ma non era scoraggiata, era decisa a non mollare.
" Ti andrebbe un caffè? " Peter ci aveva pensato un pò, poi: " D'accordo, Susie..." Si sedettero uno di fronte all'altra, ad un tavolino di marmo. Susie notò ogni particolare, lo osservava: le occhiaie scure di chi non aveva dormito, e un gonfiore agli occhi che gli appesantiva i tratti. Lei aveva una gran voglia di parlare, mentre Peter sentiva solo un forte desiderio di non essere lì. Quel viso così triste lo affascinava.
Lui forse era il compagno che aveva sempre atteso, quell'uomo emanava una dolcezza infinita.
Cosa lo aveva distrutto? Si chiedeva la donna. Sembrava chiuso in un guscio ed era sfuggente, come se gli fosse impossibile credere ancora in qualcuno. Il malessere era cresciuto dentro di lui, come un male silenzioso e divorante, parlavano del più e del meno, discorsi che avrebbe voluto evitare in quel momento, per un attimo pensò di filarsela con una scusa. Non aveva nessuna ragione di rimanere a chiacchierare con quella donna. Assorto nei suoi pensieri, sentì la mano di lei che gli sfiorò il viso: " Perchè sei così triste? "
Lui sorrise nervosamente.  " Come fai a sapere che sono triste? " Gli dava fastidio quella sua osservazione.
 " Si vede dal tuo viso..." Poi avvicinandosi di più.  " Ti andrebbe di fare due passi..."
 " No Susie, non posso, ho del lavoro da finire, devo andare." Stava per alzarsi, ma Susie lo trattenne con la mano: " Aspetta Peter, devo dirti una cosa. Vorrei rivederti, sabato prossimo magari. Dimmi di si, ti prego." L'uomo annaspava cercando una scusa plausibile. " Ti prego Peter, ci tengo in modo particolare. Promettimi che ci rivedremo." Peter ebbe la precisa e sgradevole sensazione di essere in trappola: perchè non aveva
inventato subito un altro impegno! " Veramente,non sono certo di essere libero." - " Per
favore, Peter." - " D'accordo.... vedrò se posso. Ti farò sapere tra qualche giorno, Susie." Concluse.
Naturalmente non aveva nessuna voglia di rivederla. Con un sorriso Susie, gli porse un biglietto.
Sul biglietto il numero del cellulare.  " Devo andare...." disse Peter guardando l'orologio, prese il biglietto, salutò Susie, si girò e se ne andò. La donna restò a guardare la porta, l'animo scosso da emozioni che non riusciva a capire. Assurdamente provava il desiderio di approfondire il rapporto con quell'uomo
che stava soffrendo sicuramente per amore. Lei voleva essergli amica, disposta ad ascoltarlo e capirlo.
Gli aveva dato il suo numero di telefono, e sperava tanto che lui la chiamasse. Lei voleva essergli amica, disposta ad ascoltarlo e capirlo. Gli aveva dato il suo numero di telefono, e sperava tanto che lui la chiamasse. Adesso, seduto nel salotto della sua casa, Peter si chiedeva che cosa avrebbe dovuto fare.
Provava il desiderio di chiamare Kelly, sentire la sua voce, ma immediatamente cacciò via questo pensiero.
Restò lì, quasi al buio a fissare il vuoto senza trovare la forza di muoversi. In quel momento si sentiva come un naufrago che aspetta disperatamente di essere tirato fuori dall'acqua. Doveva reagire, dare una svolta alla sua esistenza. Nei giorni che seguirono, fece di tutto per tirarsi sù il morale, ma sembrava proprio che il
pensiero di Kelly si fosse fissato nel suo cervello. Finchè una sera non nè potè più e la chiamò: " Pronto, pronto!! " La voce di Kelly gli provocò una fitta allo stomaco. Stringeva così forte il ricevitore
che le nocche delle dita erano sbiancate. Il " CLIC " dell'apparecchio gli fece capire che Kelly aveva chiuso la comunicazione. Pieno di rabbia, Peter scagliò il telefono a terra. Si sentiva perduto, perduto in un
mondo senza amore nè comprensione, in attesa di vivere un giorno accanto a Kelly. Erano passati
alcuni giorni che Susie non aveva notizie di Peter, aspettava con ansia una sua telefonata, era sabato e voleva vederlo come aveva programmato. Prese il telefono e lo chiamò:" Pronto…" rispose Peter.
 " Peter...." - disse Susie. - " Come stai? " " Sto bene." La donna gli chiese se in serata poteva rivederlo.
 " Non lo so." - Rispose l'uomo. - " Non ho voglia di uscire, per ora, ma se dovessi cambiare idea te lo farò sapere." Susie capiva di essere invadente, ma a questo punto avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di
rivederlo: " Domani allora..." " Mi dispiace Susie, non voglio essere scortese, ma non voglio uscire con te."
Risentita Susie gli chiese: " Vorrei sapere perchè sei così sgarbato con me." " Non sono sgarbato, solo che non mi va di uscire, nè con te, nè con altre, perciò scusami." La salutò e riattaccò.
Non era mai successo che qualcuno la trattasse così. Aveva imparato da tempo a conquistare
un uomo, e ora che aveva incontrato l'uomo della sua vita, non voleva rinunciare facilmente a lui.
Per qualche settimana lo lasciò in pace, ma vedendo che lui non la cercava, tornò all'attacco.
Un lunedì sera l'aspettò fuori dal suo ufficio. Quando Peter uscì, vide Susie che lo attendeva. " Ma é
proprio una persecuzione! " Pensò Peter. Perchè a questo punto di una persecuzione vera e propria si trattava. Lei si avvicinò, l'uomo era irritato e Susie ne fu dispiaciuta e si scusò cercando di sorridergli
" Ciao Peter." - Gli disse calma. - " Mi stavo chiedendo se hai voglia di fare un giro in macchina con me e magari parlare un pò." Esitò a lungo prima di rispondere e Susie: " Ti prego Peter..."
La donna pensò che se avesse rifiutato anche questa volta, si sarebbe dovuta rassegnare. Aveva
insistito con tale fervore che alla fine aveva dovuto cedere. " E va bene."
Qualche minuto dopo era seduto in macchina al fianco di Susie che si sentiva al settimo cielo.
Lui aveva l'aria cupa, era evidentemente arrabbiato, se ne sarebbe accorto anche un idiota.
 " Non ti ho creato qualche fastidio spero? "- " No." Rispose Peter.
 " Sto cercando di fare colpo su di te, c'é qualcosa che non va in me? " Disse sfacciatamente Susie.
" Non é colpa tua, sono io che non sono pronto, adesso sono quì, ma non ti prometto nulla. In questo momento ce l'ho con tutto il mondo."  " Adesso cerchiamo di divertirci, sono affamata, andiamo in una pizzeria! " E così fecero. Mangiarono subito e poi cominciarono a parlare, prima di cose normali e poi lei
cercò di farlo parlare di cose più personali. Lui era stato strano tutta la sera e aveva cominciato a bere.
Ad un certo punto lei si accorse che era il caso che rientrassero. Durante il percorso, Peter si fece più vicino nel sedile. Era bello averlo così vicino. Si accorse che era ubriaco e quindi non in grado di poter guidare la sua macchina che era rimasta al lavoro e decise così di portarlo a casa sua. " Susie...." - sussurrò lui - " Andiamo in un posto dove possiamo restare soli." La donna lo fissò allibita. " Peter, hai bevuto troppo."
Come le avrebbe fatto piacere una frase così, detta in circostanze normali e non sotto l'effetto dell'alcool!
Arrivati a casa sua l'aiutò a sdraiarsi nel letto. " Abbracciami Kelly!", disse Peter mentre tentava di abbracciare Susie. La donna si ritrasse nel sentire quel nome. " Chi era Kelly? " Si chiese.
Ma l'uomo si strinse di più a lei, sussurrando: " Ti amo Kelly, ho bisogno di te, non mi abbandonare più."
Dunque era una donna il motivo di quella sua disperazione, e infatti questo lo aveva intuito, si chiamava Kelly e da quello che aveva potuto capire lo aveva pure abbandonato. Come aveva potuto fare una cosa simile ad una persona così speciale, che tipo di donna era? Susie lo tenne abbracciato e stretto a lei tutta la notte. Si addormentò verso l'alba e quando si svegliò, lui era seduto sul letto, con il viso fra le mani.
 " Ciao Peter..." L'uomo si voltò. " Come sono finito quì, cosa é successo, io non lo ricordo! "
Gli occhi gli si erano fatti pensosi, evidentemente non ricordava nemmeno che si era abbracciato a lei chiamandola con il nome di Kelly. " Hai bevuto troppo, e non eri in grado di guidare in quello stato e quindi ti ho portato a casa mia." Peter si alzò. " Adesso devo andare." " Ti accompagno." " No." - Rispose secco l'uomo. - " Chiamo un taxi.” E, mentre si dirigeva verso la porta, Susie gli chiese a bruciapelo: " Chi é
Kelly? " Peter si blocco e, senza girarsi, a testa bassa, rispose: " Che ne sai tu di Kelly?!
E, mentre si dirigeva verso la porta, Susie gli chiese a bruciapelo: " Chi é Kelly? " Peter si blocco e, senza girarsi, a testa bassa, rispose: " Che ne sai tu di Kelly?!? "" Non hai fatto altro che cercarla, mentre eri sotto l'effetto dell'alcool..." " Un giorno, forse, riuscirò a parlarne, ora le ferite sono ancora troppo recenti."
E andò via sbattendo la porta. Con un taxi tornò in macchina, i pensieri gli si ingarbugliavano in mente, le mani gli tremavano mentre accendeva il motore. Partì facendo stridere le gomme. Guidò senza meta nel traffico caotico del mattino. Strada dopo strada, senza sapere dove andare. Guidava meccanicamente, più per istinto che per consapevolezza. Poi lasciò la macchina in un parcheggio e continuò a vagare, un passo dopo l'altro, immerso tra la folla, senza vedere in realtà nulla, senza sentire nulla. Un uomo solo in
cerca di se stesso, con addosso la paura di non farcela, d'impazzire, perseguitato dall'immagine di Kelly.
Stava male da morire, per la consapevolezza che tutto era finito. La nostalgia è una droga pesante, é un sollievo che dura l'attimo di un sogno, poi la visione svanisce e il dolore che si prova ricomincia più forte.
Mai, in tutta la sua vita aveva sofferto tanto. Mai in tutta la sua vita aveva pensato che si potesse soffrire così. Non mangiò per tutto il giorno e a sera rientrò, si lasciò andare sul letto vestito, e cadde in un sonno profondo. Quella sera Susie sconvolta da tutto quanto era accaduto, cercò di non pensare a nulla, mise un disco e tentò di rilassarsi. Dopo un po’ però, cominciò a pensare all'atteggiamento di Peter, allora fece un ultimo tentativo, soprattutto per sapere come stava, visto il modo come se ne era andato. Guardò l'orologio: erano le ventidue, non aveva importanza, decisa, andò direttamente a casa sua. Suonò alla porta, nessuna risposta. Suonò ancora. La porta si aprì. Peter apparve ancora assonnato e, senza dir nulla, la lasciò entrare.
 " Come stai? " Gli chiese Susie. " Bene." Rispose lui. " Io penso che tu abbia bisogno d'aiuto..."
Il suo sguardo si rabbuiò: " Non ricominciare."  " Non ti sto chiedendo di amarmi o iniziare una relazione, mi piacerebbe soltanto che ci conoscessimo meglio." Tentò Susie.  " Come tu hai capito, sono stato vittima un anno fa di una terribbile delusione d'amore. Da allora sono diventato malinconico, taciturno, chiuso in me stesso. Mi dispiace Susie."  " Non ci riesci proprio a dimenticarla! " " No." Rispose subito l'uomo.
 " Non mi vuoi raccontare la tua storia?" " Non vedo perchè. La cosa non ti riguarda! Non voglio che un'amica si preoccupi per me." “Un'amica…" si ripetè Susie, lei voleva essere molto di più, ma adesso
in che modo avrebbe potuto farglielo capire? Come se l'avesse letta nel pensiero, Peter continuò:
 " Perché per me, sei solo un'amica, non riuscirei mai ad amarti. A me non piace nessuna ormai. Potrei vedere Venere e non allungherei una mano per sfiorarla. Mi dispiace Susie, ho capito cosa provi per me, forse un giorno mi passerà, ma quando? " " Peter, io....", sussurrò ferita Susie.
Peter aveva capito il suo disagio. L'aveva mortificata. Era arrabbiato con se stesso per aver detto troppo, era riuscito soltanto a ferirla. " Credo che sia venuto il momento di andarmene." Aggiunse la donna, prendendo la sua borsa quasi con rabbia e, dirigendosi verso la porta, si girò per guardarlo ancora, ma Peter non la trattenne e Susie andò via. Erano passati alcuni anni. Kelly, seduta davanti alla toilette della sua camera, si osservava attentamente nello specchio. Negli ultimi tempi era leggermente dimagrita e il suo viso si era forse un poco sciupato. Ripensava ai discorsi della sera prima. Suo marito le aveva detto che aveva bisogno di parlarle. Quel lampo di panico nei suoi occhi: " Tu non mi ami più, vero? "  " Ma che cosa dici, ti voglio bene, sei mio marito." Aveva replicato lei. " Non lo sono più da mesi." Kelly non aveva risposto. Louis aveva
capito il vero significato delle sue parole: " Ti voglio bene ", le aveva scelte con cura, per evitare di dire: " Ti amo ". Kelly non sapeva come fare per poter parlare a Louis con franchezza, non voleva fargli del male e intanto gliene faceva. Era assurdo portare avanti quella finzione. Si rendeva conto di quanto fossero difficili i
loro rapporti. Lei non aveva mai mentito. Louis entrò nella stanza, si avvicinò, le prese la mano e le disse:
 " A volte ho l'impressione che provi anche tu i miei stessi sentimenti, ti sento vicina e mi basta aprire le braccia perchè tu ti rifugi dentro. Per sempre. A volte invece mi sembri distante, un'estranea e fra di noi si alza una specie di barriera e in quel momento ho paura che non riuscirò a raggiungerti, ad avere un contatto, é da mesi che non facciamo più l'amore Kelly." Kelly non si era resa conto che anche nell'intimità, quel distacco diventava sempre più profondo. Faceva l'amore sempre più di rado e ogni volta era un ripetere vecchi gesti, guidati dall'abitudine, privi di slancio. Poi quasi all'improvviso si era resa conto che effettivamente da mesi era cessato ogni rapporto sessuale tra lei e Louis.  " Vorrei che andassimo da un consulente matrimoniale Kelly." D'istinto la donna rispose: " D'accordo Louis." Chissà, forse andando da un consulente matrimoniale Kelly avrebbe finalmente trovato il coraggio di raccontargli tutto…Continua




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