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Diario di una segreta simmetria


di Giusy Carbonaro

Diario di una segreta simmetria
                                                
Sabine Spilrein tra Jung e Freud
Aldo Carotenuto

Carissimi
a distanza di quasi vent'anni dalla sua prima edizione questo libro non ha smesso di suscitare interesse e curiosità negli studiosi come nel pubblico comune. Esso infatti ha rivelato per la prima volta un episodio estremamente significativo della storia del movimento psicoanalitico, un episodio che è al tempo stesso una vicenda umana complessa e appassionante in cui si intrecciano una guarigione analitica, un'avventura spirituale, l'esplosione di un amore impossibile, la nascita di alcune grandi idee del nostro secolo, tutto all'interno di un triangolo i cui vertici simmetrici sono costituiti da Sigmund Freud, Carl Gustav Jung e Sabina Spielrein. Triangolo rimasto completamente sconosciuto fino all'avventurosa scoperta di un fascio di documenti contenente, oltre al diario segreto di Sabina, le lettere che per più di dieci anni si scambiarono i tre protagonisti. Una storia affascinante, quella di Sabine Spilrein, che fu la prima paziente di Jung. La Spilrein entro’ in cura perche’ affetta da “ isteria”. Con lei, Jung raggiunse il suo primo successo nella “talking cure”, la cura della parola, la psicoanalisi. Peccato poi che tra Jung e Spilrein non venga rispettata quella distanza tra terapeuta e paziente che Freud aveva teorizzato. Sabine guarisce, ma con Jung avra’ una tormentata relazione passionale. Che segna in fondo anche il distacco definitivo tra Freud e il suo allievo. Brillante, intelligente, Sabine diventa a sua volta psicoanalista (seguira’ Freud) per poi ritornare in Russia. Qui aprira’ l’Asilo Bianco, dove applica principi psicopedagogici estremamente all’avanguardia. Muore uccisa dai nazisti, perche’ ebrea a 57 anni.

 La trama

Sabina Spielrein, una russa ebrea di buona famiglia, approda giovanissima al rinomato Burgholzli di Zurigo con gravi sintomi di tipo psicotico, curata con successo dal giovane psichiatra C.G.Jung, ne diviene amica e amante. Dopo essere stata per Jung un difficile caso clinico, Sabina assunse per lui un'importanza particolare su un piano più strettamente personale, grazie all'intenso coinvolgimento affettivo ed intellettuale in cui, inaspettatamente si trovò con lei calato nei "luoghi dell'anima", entrando in risonanza con i suoi linguaggi e le sue metafore, quali mitologia, alchimia, religiosità e filosofia. Questo lato di Jung, da molti definito in tono sprezzante come "misticismo", aveva radici antiche ed era già entrato  in ballo, suo malgrado, nell'incontro vibrante a più livelli, con Sabina. Nei numerosi dialoghi ed incontri "amorosi" essi amplificavano la loro affinità culturale e spirituale, nutrendosi di eventi sincronici e telepatici, lasciandosi andare a fantasie di tipo mitologico e cominciando a cogliere "il nesso che unisce tutti gli eventi".Questa realtà era quindi doppiamente clandestina, in quanto Jung perpetrava, accanto al tradimento della moglie Emma, un tradimento ancor più grave: egli approfondiva un filone di riflessioni che Freud gli aveva esplicitamente bocciato, chiedendogli invece un'esplicita "professione di fede" alla teoria sessuale quale motore di tutto. In questo frangente l'anello debole della catena era sicuramente lei, Sabina, appena uscita da una profonda sofferenza psichica e già immersa nei meandri di una confusiva relazione analitica e sentimentale insieme, a far le spese, suo malgrado, di errori che proprio grazie a lei verranno messi a fuoco come tali, in un'esperienza che fu per lei, malgrado tutto, salvifica. Avanti alle richieste di Sabina, Jung mostrò tutta la propria ambivalenza, la propria incapacità di gestire il "controtransfert" dovuta alla mancanza di una completa analisi nonché l'imbarazzo di chi, avanti ad una responsabilità troppo grande, cerca maldestramente di liberarsi di un interlocutore scomodo. Freud neppure seppe, da parte sua, offrire un reale aiuto alla giovane che, vedendosi rifiutata dall'analista-amante, incapace di liberarsi dal potente transfert non risolto, gli si era rivolta: le rispose diplomaticamente per lettera senza concederle il colloquio richiesto.Anche lui non era libero nei suoi confronti: aveva troppo bisogno di mantenere intatta l'alleanza di Jung su tutti i fronti. Paradossalmente l'aspetto critico che caratterizzò l'ultima fase del travagliato rapporto amoroso-terapeutico tra Sabina e Jung, fu rappresentato dal repentino passaggio, da parte di lui, da un certo punto in poi, ad un atteggiamento rigidamente freudiano: egli si trincerò nel ruolo neutrale di medico ed iniziò ad interpretare in chiave strettamente sessuale ciò che lei verbalizzava. In questo modo ciò che avevano entrambi amato e che aveva alimentato in lei la certezza di dover realizzare nella propria vita "qualcosa di eroico", veniva ora svilito in termini puramente sentimentali. Tuttavia grazie a questo modo, senza dubbio violento, Jung agì nella direzione che costrinse ciascuno a liberarsi dell'altro, egli riuscì a liberarsi di lei, nonché spinse lei a liberarsi di lui. La Spielrein si allontananò infine da Zurigo ed iniziò la sua carriera professionale.Ella non mancò, nonostante tutto, di metterlo in guardia rispetto all'equivoco di cui era vittima, ribaltando per un attimo completamente i ruoli. "E' pericoloso prestare troppa attenzione al complesso sessuale." Jung seppe, a posteriori, farne tesoro! Ma il  complesso dell'ebrea non lo lasciò in pace. Il travagliato incontro con Sabina aprì le porte infatti ad una ricerca che impegnò Jung per tutta la vita e che lo spinse a forza ad addentrarsi in quel viaggio interiore.

Dal libro

Rannicchiata sul tuo corpo. Aggrappata al tuo collo, la testa appoggiata sul tuo petto, ascolto. Il tuo respiro. I tuoi pensieri. Ormai la stanza e’ sprofondata nel buio, ma nel camino arde ancora un po’ di brace. Sule pareti solo ombre che fanno sognare. I sogni. Quel giorno, mi avevi parlato di sogni. Dei sogni che muovono l’amore. Ricordi? Eravamo ancora là. All’ospedale di Burgholzli. Nella mia stanza. Tu seduto sul mio lettino di ferro. Io inginocchiata ai tuoi piedi, persa nel candore del tuo camice. Occhi chiusi, come adesso.
Per me tu sei il medico, il padre, la madre, l’amore. Queste sono le parole che Sabine diceva a Jung.

 




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