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L'amuleto misterioso


di Isabel De Vernon

L'amuleto misterioso

Adoro il sabato. Mi alzo tardi, leggo il quotidiano per intero, mi concedo un lungo bagno. Il pomeriggio lo dedico alla mia passione: il piccolo antiquariato. Dalle parti di casa mia c’e un mercatino, ci vado tutte le settimane, anche se piove a dirotto. Quasi sempre trovo un oggetto che m’incanta  e lo compro. Quel sabato ho notato un minuscolo mostro con tante teste.
<< Le piace?>>. Ho sollevato lo sguardo sul venditore: un bell’uomo. << Si, moltissimo.  Cos’e’ e da dove viene?>>. << E’ un Tùpilac, realizzato con un dente di narvalo. Viene dalla Groelandia. Il narvalo e’ un cetaceo dei mari artici; il maschio ha una specie di zanna. Tùpilac e’ il nome dato dagli eschimesi a questo oggetto, che e’ un portafortuna d’amore>>.
<< Quanto costa?>>. Ha sparato una cifra assurda. << Caspita, e’ carissimo>>.
<< Questo Tùpilac ha almeno due secoli. E la felicita’ in amore e’ impagabile. Non crede?>>
<< Quello in cui non credo e’ che questo talismano me la procuri. Su, mi faccia un bello sconto>>.
<< No, vale molto e, tra l’altro, fatico a separarmene. L’ho scovato durante un viaggio avventuroso e, piuttosto che cederlo a chi non lo apprezza davvero, preferisco tenerlo>>. Mi sono rassegnata e ho compilato l’assegno. << Pero’, se entro una settimana non avra’ fatto effetto, verro’ a protestare>>, ho scherzato.
<< Allora a sabato prossimo>>.
Ho sistemato il tùpilac sul comodino. Lo trovavo sempre piu’ affascinante, con quelle sue minuscole, orribile faccette. E mi faceva venire in mente l’uomo che me lo aveva venduto. Il sabato successivo sono tornata alla sua bancarella. << L’amuleto non ha funzionato per niente>>, gli ho detto ridendo.
<< Sono sempre single>>.
<< Accidenti, che donna impaziente>>, ha riso. << Se vuole indietro il suo denaro mi riprendo volentieri il tùpilac>>. << Ormai me lo tengo>>.
<< Peccato. Ho fatto male a cederlo. E’ sbagliato separarsi da qualcosa che ci ricorda un avvenimento unico e irripetibile>>. Mi ha incuriosita: di che avvenimento parlava? L’ho fissato in silenzio per un bel pezzo, ma lui era determinato a lasciar cadere il discorso. Pero’ io non sono tipo che demorde facilmente. << Che cosa sta leggendo?>>, gli ho chiesto, tanto per dire.
Rileggendo, e per la terza volta. LA MONTAGNA INCANTATA,  di Thomas Mann. E’ un libro che mi affascina sempre. E allora mi sono scoperta bugiarda. E pensare che, fino a quel momento, ero sempre stata di una sincerita’ assoluta. Qualche volta addirittura imbarazzante, visto che dicevo immancabilmente quello che pensavo, per quanto spiacevole potesse essere. << Mann e’ il mio scrittore preferito. Ho letto tutti i suoi libri, sono meravigliosi >> , Ho mentito, di Thomas Mann, solo MORTE A VENEZIA, trovandolo bello ma triste. Anzi, addirittura angoscioso. L’antiquario, a questo punto, mi ha osservata meglio. Ho colto una luce di particolare interesse nei suoi occhi verdi. << Ho la netta impressione che lei e io abbiamo alcune cose in comune>>, ha detto, senza smettermi di fissarmi. << he cosa ne pensa?>>.
<< Che e’ vero, senza dubbio>>.
<< Bingo, bingo, bingo>>, mi ripetevo tornando verso casa. Come in una specie di trance. Poi mi sono scossa. Ma quale bingo? Che cosa cavolo mi stava succedendo? E mi sono resa conto che quel sabato pomeriggio avevo anche dimenticato di cercare il mio solito oggetto da collezione. Un fatto del tutto insolito. Gia’, che cosa mi stava succedendo? Una domanda che mi sono posta sempre piu’ spesso nei giorni successivi, aspettando impaziente il sabato. E, con il sabato, quello che era diventato un appuntamento irrinunciabile: una lunghissima chiacchierata con Edoardo, l’antiquario dagli occhi verdi. Ho scoperto che, appena poteva, faceva un viaggio e, ovunque andasse, riusciva a trovare oggetti dal fascino antico, ricchi di storia. Li vendeva, poi ripartiva. La sua vita era tutto un viaggio di ricerca, che aveva fatto di lui una persona speciale, con una grande ricchezza interiore. M’incantava ascoltarlo parlare. Era l’uomo piu’ interessante che avessi mai incontrato. E ne ero fortemente attratta. Avevo anche la quasi certezza di essere ricambiata e allora aspettavo, di sabato in sabato, che succedesse qualcosa; anche se la bancarella di un mercato non e’ esattamente il posto piu’ intimo per scambiarsi parole d’amore. Tuttavia ci speravo. << Irene, la settimana prossima non mi troverai>>, mi ha detto invece un sabato. << Parto per l’India, mi hanno segnalato pezzi d’epoca coloniale e gioielli antichi che intendo acquistare. Non so quando torno. Ormai mi conosci, quando mi prende la malattia del vagabondo devo lasciarla sfogare. Prima o poi passa, ma non si sa quando tempo dura>>.
Ho avuto un attimo di smarrimento. Un attimo piuttosto lungo, per la verita’: lo guardavo e non mi riusciva di spiccicare parola. Mi sentivo persa alla prospettiva della sua assenza, se ne’ accorto. << Pero’ mi mancherai, e molto. Voglio che tu lo sappia, Irene>>, ha aggiunto. 
Ho ritrovato la voce e’ l’uso della parola. E il coraggio di buttarmi allo sbaraglio.
<< Non salutiamoci qui Edoardo. Vieni a cena da me, stasera. Ti va?>>
 e’ arrivato alle otto precise, non mi ha portato ne’ fiori ne’ vino ne’ cioccolatini. Mi ha fatto un regalo diverso, nel suo stile, raccontandomi finalmente quel fatto unico e irripetibile per il quale, un paio di mesi prima, morivo di curiosita’. Era accaduto a  Nuuk, capitale della Groenlandia, un inverno. Era buio pesto. Perche’ lassu’, in quell’isola quasi sul tetto del mondo, la luce c’e’ soltanto durante i mesi estivi: giorno e notte, il sole non cala mai. Ma d’inverno e’ buio: notte e’ giorno. << C‘era una gran nebbia, oltretutto, e nessun aereo poteva partire quella sera>>, raccontava Edoardo. << Cosi’ ho cercato una camera in albergo, ma Nuuk non e’ una capitale normale: e’ piccolissima, un paesino, in effetti. Ha solo due alberghi e non c’era nessuna stanza libera. Faceva molto freddo, ero stanco, il pensiero di trascorrere la nottata in aeroporto era sconcertante. Poi ho incontrato lei, nella hall di quel secondo albergo. Non so spiegarti, Irene, cosa sia successo. Tutt’a un tratto eravamo li’, fermi l’uno dinanzi all’altra. A guardarci. Lei era eschimese incredibilmente bella. Indossava una giacca bianca, portava un cappuccio bordato di volpe dello stesso colore. E dal collo le pendevano, uniti da una cordicella, guanti a manopola. Io guardavo, alternativamente, il suo splendido viso e quelle manopole. Le osservavo in modo ritmato: di qua’ e di la’, di qua’ e di la’. A destra e a sinistra. Il mio sguardo come un metronomo. E mi sono  sentito ipnotizzato da quel movimento. Era una sconosciuta, non avevamo scambiato neppure una parola, pero’ e’ stato piu’ forte di me: l’ho invitata a cena. Si chiamava Mikaal, era un’etnologa. Aveva scritto molti libri sugli eschimesi. Una donna straordinaria. Ho dormito con lei, quella notte, abbiamo fatto l’amore in modo travolgente. Di Mikkal mi incantava tutto: l’anima, la mente, il corpo. Poteva essere, in assoluto, la donna della mia vita. Ma quando mi sono svegliato, al mattino, non c’era piu’. Come se me la fossi soltanto sognata. Se n’era andata, svanita nel buio e nella nebbia di quell’inverno artico. E, ci credi?, il tùpilac, quello che adesso hai tu, lo avevo acquistato quello stesso pomeriggio>>. <<Non ti ha portato tutta questa fortuna in amore, in fin dei conti>>, ho commentato, un filo acida. << Lei se n’è andata>>.
<< Giusto, ma e’ un bel ricordo. Anche se ormai non ha piu’ importanza>>, mi ha sorriso. << Percheì il grande amore della mia vita l’ho trovato adesso. Sei tu, Irene. E allora vedi che ha funzionato nel migliore dei modi?>>.
Non ho detto una parola. Mi sono alzata e l’ho preso per mano, guidandolo in camera da letto. Notte indimenticabile, la prima d’infinite altre. Perche’, da allora, lui va, parte, ma poi ritorna. Sempre da me, visto che siamo stregati da quell’incantesimo cosi’ strano e magico che si chiama amore. E il mio tùpilac, in tutto questo, mi fissa inamovibile dal comodino. Con le sue tante piccole facce. Ghignanti, beffarde, sardoniche. A volte, mi sembra, molto soddisfatte.

Isabel De Vernon
                                                                              




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