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Per la vita degli ecosistemi terrestri

 

Dietro l’origine delle antiche civiltà ci sono state spesso situazioni ambientali non certo favorevoli agli insediamenti o alle comunicazioni, ma proprio questi fattori si sono rivelati forte stimolo all’azione creativa e produttiva dell’uomo, come per la civiltà egizia e per quella greca. Due modalità profondamente diverse, ma ugualmente importanti, di rapportarsi costruttivamente ai condizionamenti in un ambiente naturale non certo favorevole. Le soluzioni adottate dai due popoli hanno avuto ripercussioni sulla loro evoluzione e sull’intera struttura sociale, economica e politica; per gli egiziani la nascita di un forte stato unitario e per i greci la nascita di autonomi centri di potere politico, religioso, economico. Tra le modalità del rapporto dell’uomo con il territorio si inseriscono altri paesaggi: montano, desertico, paludoso. . . In quei luoghi le stesse condizioni naturali, pur difficoltose, sono diventate un bene da valorizzare e promuovere, una risorsa attorno alla quale si sono sviluppate intere economie virtuose.

            Nel tempo gli originari equilibri sono cambiati. Il progresso tecnico ha ingigantito il ruolo dell’uomo, artefice consapevole di retroazioni non volute, in accelerazione esponenziale nell’ultimo secolo, che altera il divenire dell’ambiente, riscalda l’atmosfera e muta il clima. Non bisogna credere che questo inevitabilmente sia il prezzo da pagare per ogni società industrializzata in cambio dei più alti livelli di consumo e di un maggiore benessere materiale; sono piuttosto le disastrose conseguenze di uno sviluppo economico lasciato a se stesso. Pur con metodologie diverse gli esiti delle ricerche sul clima indicano il periodo di maggiore crisi climatica fra il 2020 e il 2050.

Gli studi di Theodor Landscheidt, Ivanka Chervatova e quello di John Casey, autore del libro “Cold Sun”, hanno evidenziato una ciclicità che dipende sostanzialmente4 dal sole e coinvolge non solo la terra, ma l’intero sistema solare. La geografia fisica ha la possibilità di individuare i propri nuclei essenziali in funzione dell’interesse esistenziale dell’uomo. La partecipazione alla scelta degli obiettivi, l’illustrazione dei risultati, la proposta delle possibili soluzioni alternative in relazione agli scenari previsionali, che probabilmente ne deriveranno, possono convincere l’umanità, componente attiva della filiera scientifica, ad assumere comportamenti non solo compatibili e conservazionisti, ma capaci di influenzare virtuosamente gli equilibri biochimicofisici dell’ambiente.

            Necessariamente la società civile, resa consapevole delle sue capacità d’impatto sul geosistema, edotta delle sue nuove responsabilità globali, che solo alcuni decenni fa erano discusse in un ristretto ambito scientifico, si mobilita. Migliaia di persone scendono in piazza con eventi programmati in 123 paesi, per sensibilizzare sulle politiche salva pianeta. Tra le 2052 città coinvolte, con movimenti e associazioni, vi sono anche quelle italiane; da evidenziare che tra i manifestanti emergono i volti e gli interventi di migliaia di studenti, spinti dalla stessa identità culturale, individuale e collettiva. Il ”Fridays for Future”, il messaggio lanciato dalla giovane Greta Thumberg, adesso scuote il mondo.

di Rina Di Giorgio Cavaliere

 

 

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