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La perfezione nella mano dell’uomo


di Rina Di Giorgio Cavaliere

La psicologia differenziale ha dimostrato con ampiezza quanto gli individui differiscano tra loro per quoziente intellettuale, tipo di intelligenza, attitudini specifiche, temperamento e carattere. Le disposizioni individuali non riguardano solo l’arte, ma ogni azione richieda un impiego prevalente delle capacità logico-deduttive, della fantasia e delle intuizioni, della capacità di memorizzazione . . .

L’iter del lavoro creativo è molto vasto e tocca ogni aspetto della nostra esistenza, ad esempio, nel corso dei millenni, una numerosa serie di attrezzi è nata dalla mente dell’uomo, per vincere le forze di intensità troppo grandi e rendere in certi casi l’atto della mano tanto preciso da poter effettuare spostamenti anche microscopici. Pensiamo al microtomo, l’attrezzo tagliatore che può sezionare un millimetro in centinaia di parti o al micropantografo, la punta scrivente che potrebbe incidere un intero breve messaggio sulla sommità di uno spillo.

Nella società odierna, proiettata verso il futuro, l’uomo realizza l’esoscheletro, il robot che aiuta le persone con disabilità a camminare, come ha dichiarato Stefano Paolicchi, il quale lo ha indossato per partecipare alla sua prima maratona da paraplegico. Anche il mondo della moda utilizza gli abiti robot “le trasparenze intelligenti”; Ying Gao, professore universitario e stilista di Montreal, ha creato i vestiti che si muovono grazie a dei congegni elettronici.

La mano dell’uomo è senza dubbio uno strumento multiplo e perfetto, perché al servizio della mente; altri animali hanno mani con dita prensili, ma non raggiungono la perfezione e la sensibilità umana. I popoli antichi, per indicare un perfetto maestro, nominavano il centauro Chirone, che istruiva gli eroi: Keir e Nous, la mano e la mente.

Le nuove generazioni, eppure, vanno perdendo sempre più il contatto con i procedimenti e i problemi che stanno dentro e dietro le cose, perché abituati a un rapporto quasi prodigioso con la tecnologia, dove basta la pressione di un dito per ottener un effetto. A guardare dentro un meccanismo semplice si notano molti principi, che si ritrovano poi amplificati nella tecnica individuale; sono gli stessi che, attraverso l’osservazione e il rilevamento strutturato, permettono l’appropriarsi di un sapere reale che restituisce maggiore consapevolezza alla complessità della moderna tecnologia.


 
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