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Lavori al Teatro “Umberto Giordano” di Foggia
L’assessore al Legale e Contenzioso, Sergio Cangelli, replica al consigliere Pippo Cavaliere


di P.R.

Foggia, 4 febbraio 2020.

“Il consigliere comunale Pippo Cavaliere avrà tempo e modo per esibire e discutere i falsi di cui parla con riferimento alla vicenda che riguarda i lavori al Teatro Umberto Giordano. D’altro canto la proposta conciliativa che egli considera una sorta di scandalo clamoroso è stata formulata dal magistrato incaricato di emettere la sentenza, al quale le parti si erano rivolte per valutare la sussistenza dei presupposti di cui all’articolo 185 bis del Codice di Procedura Civile per proporre alle stesse la conciliazione giudiziale. Lo stesso magistrato che ha condiviso l’istanza e che di fronte al decreto ingiuntivo sul collaudo presentato dalla ditta Raco non ha concesso la provvisoria esecuzione al provvedimento, ma ha disposto la ‘riunione’ al procedimento principale. Una decisione assunta dopo aver esaminato la documentazione e gli atti, gli stessi che Cavaliere considera colmi di falsi e tutti a favore del Comune.
Capisco la volontà di acquisire visibilità. Comprendo – anche se non condivido – la strumentalizzazione politica. Ciò che non posso accettare, però, è la ricostruzione parziale di una faccenda complessa, intricata e contraddittoria, maturata e sviluppatasi per intero nel corso delle stagioni di governo del centrosinistra, compresa quella in cui Cavaliere ha ricoperto l’incarico di assessore comunale.
Il consigliere comunale di minoranza, infatti, tende a dimenticare che la risoluzione del contratto operata dalla sua Amministrazione è stata dichiarata illegittima dal CTU del Tribunale, non essendo stata prodotta nei termini di legge. L’ingegner Paoletti – è sufficiente leggere con attenzione gli atti – lo scrive testualmente, confermando che la difesa del Comune, basata sul fatto che la ditta non aveva tempestivamente eccepito le riserve sul registro di contabilità dei lavori, è irrilevante a causa della irregolare tenuta dello stesso registro di contabilità. In altri termini la ditta non era nelle condizioni di esprimere riserve. Su questo aspetto, tuttavia, Cavaliere tace, quasi come se la cosa non lo riguardasse sul piano della responsabilità politica o come se si trattasse di una sorta di dettaglio di scarsa importanza.
Anche in ordine all’ormai famosa proposta di deliberazione preparata dall’allora dirigente del Servizio Lavori Pubblici, Potito Belgioioso, mi sento in obbligo di fare alcune correzioni rispetto al racconto di Cavaliere. In primo luogo l’Amministrazione comunale Landella non ha affatto cestinato quelle considerazioni, ma, come confermato dal Servizio Avvocatura, ne ha fatto parte integrante della difesa dell’Ente. Quei rilievi, dunque, sono stati fatti propri dal Comune, pur senza prenderne atto formalmente come atto di Giunta. Il motivo della mancata adozione dell’atto risiede per un verso, come detto, nelle informazioni fornite dal Servizio Avvocatura e per l’altro nel fatto che tutti i consulenti che si sono avvicendati hanno rilevato l’irrituale risoluzione contrattuale nei confronti di Raco, che ci esponeva ad una richiesta di risarcimento milionario. Il primo collaudatore sostenne che dovevamo alla ditta 2,7 milioni di euro, il secondo 2,5 milioni, il consulente dell’Accertamento Tecnico Preventivo 2,8 milioni. Secondo Cavaliere tutti questi tecnici sarebbero degli sprovveduti senza alcun valore professionale né capacità oppure con un qualche interesse particolare tale da sostenere una tesi del genere?  
Come si vede, la ‘vicenda Giordano’ è molto meno lineare di come la racconta l’ex assessore comunale della Giunta Mongelli. E la nostra preoccupazione, nella precedente consiliatura, è stata sempre e soltanto quella di proteggere l’Ente, quindi i cittadini, da una milionaria batosta in sede giudiziaria. Ribadisco: quando l’ingegner Belgioioso predispose la proposta di deliberazione con la quale si elencavano le inadempienze della ditta, noi abbiamo chiesto al Servizio Avvocatura se, a fronte di un giudizio in corso, fosse rilevante la nostra presa d’atto. Il dirigente del Servizio ci rispose che le contestazioni descritte erano già contenute nelle difesa del Comune nel contenzioso esistente. Una posizione confermata dal comportamento del giudice e dalla sua disposizione di riunire il decreto ingiuntivo di Raco sul collaudo al procedimento principale.
In tutto questo guazzabuglio di carte, atti, pareri contrastanti e discordanti, Cavaliere lascia poi colpevolmente sullo sfondo un dato che è a mio avviso non meno rilevante degli altri: nel settembre del 2014 la nostra Amministrazione comunale ha ereditato dalla gestione dell’ex assessore della Giunta Mongelli un teatro letteralmente disastrato, la cui riapertura è costata qualcosa come circa 400mila euro, con la ditta che aveva nel frattempo maturato soldi in più rispetto a quelli che aveva già percepito.
In estrema sintesi la responsabilità di questa brutta storia è tutta nel campo politico del consigliere Cavaliere. È durante i governi del centrosinistra, con Orazio Ciliberti prima e Mongelli poi, che sono stati gestiti male i lavori, è stata gestita peggio la loro contabilità, è stata operata una risoluzione contrattuale illegittima. Intendiamoci: se la ditta sbaglia è doveroso intervenire, ma occorre farlo nel rispetto delle regole.
Per queste ragioni resto convinto che fosse opportuno che il Consiglio comunale discutesse, liberamente ed in tutta coscienza, della proposta di transazione avanzata a suo tempo dalla ditta Raco, cosa che non accadde. Oggi siamo in presenza di una richiesta di conciliazione formulata dal giudice, che ritengo necessario portare all’attenzione dell’Assemblea consiliare. In quella sede il consigliere Cavaliere potrà illustrare tutti i falsi di cui parla ed esibire tutti i documenti che secondo lui li attesterebbero o dai quali sarebbe possibile evincerli. Senza dimenticare però che l’unica accusa di falso contestata al titolare della ditta si è conclusa con una assoluzione. Ed i falsi, per essere tali, devono avere riscontro giudiziario, non essendo una semplice opinione politica di carattere personale”.




 
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