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Saluto della dirigente scolastica Lucia Magaldi


di Rina Di Giorgio Cavaliere

     C’erano i rappresentanti istituzionali locali (Dott.ssa Erminia Roberto del Comune di Foggia), provinciali (comandante di ERAmbiente Sandro Sacchitella) e nazionali (prof.ssa Rina Di Giorgio Cavaliere presidente del CNBS) e una massiccia presenza di docenti, ata, dirigenti delle scuole dell’infanzia, primaria e secondaria nonché parenti a celebrare il collocamento a riposo per massima anzianità di servizio e minima d’età. Dall’inno nazionale cantato da tutti, alle targhe commemorative, ai fasci di rose e orchidee, alle immagini del grande schermo, al buffet… tutto rendeva solenne il giorno dei festeggiamenti: il 21 giugno, col solstizio d’estate, il sole si è fermato anche sulla scuola che ha raggiunto il più alto target dal secolo scorso ad oggi. 
     Così la dirigente scolastica è intervenuta:
     Voi comprenderete, gentili ospiti, la mia emozione nel tagliare l’ultimo traguardo l’ 1.9.19: la sequenza  di numeri fortuiti segna una notte da dirigente e un risveglio da pensionata all’atto del collocamento a riposo per massima anzianità di servizio e minima d’età. L’epilogo della stagione professionale, affida il commiato ad un duplice sentimento: l’algia per il distacco dalla scuola, territorio di forti emozioni e la gioia per l’eredita culturale, patrimonio d’inestimabile valore.  La  mia storia professionale ricorda quella della scuola italiana,  nell’età di mezzo tra un secolo che tramonta e un altro che nasce. L’intelligenza avita, mai arrendevole all’ignoranza riottosa, espelle i condizionamenti appartenuti ad un retaggio primitivo.  La passione del caldo abbraccio dei dipendenti, rende omaggio all’identità personale mai acquiescente ad anatemi che divergono dalla filosofia dei saggi  anche quando è insidiata da voce fallace e la parola sagace  si adopera a vincere  le  angustie con la maestria  che la connota.  Il coraggio di essere donna non cooptata e scevra da interferenze gerarchiche  persegue  la paideia della pace giacché,  da queste  scelte dipende l’arbitrio sul bene o sul male.  E’ il 1990 quando nasce il progetto di leadership in virtù della docenza maturata negli istituti secondari e primari sin dal 1975. 
    La sindrome dell’eterna giovinezza s’è impadronita di me: assumo la dirigenza scolastica, nel comparto del Ministero dell’istruzione e della ricerca, con  senso di responsabilità e sentimento di prossimità;  io, che sono una giovane  ma veterana della scuola e di questa ho scritto, rendo testimonianza d’averla vissuta appieno  essendomi impegnata a scegliere, decidere e rispondere delle ottime valutazioni.  Mi appartiene il tempo dell’ esperienza e non riesco a separare l’impegno lavorativo dalla dimensione familiare  sommando, al tempo stesso, fatica ed diletto. Nel mondo della cultura fiorisce una rigogliosa aneddotica: la scuola è madre, con corridoi lunghi come braccia e aule ampie come ventri in cui nasce in nove mesi  la vita sociale; quando la mamma non basta più  la scuola apre le porte  ai  figli e accende un debito d’onore per tutta la vita.  La mia ferma convinzione di ampliare l’orizzonte  risiede nell’intendere la scuola luogo d’eccellenza in cui la passione profusa è proporzionale all’obiettivo finale. L’aula diventa geometria variabile e la didattica  multidirezionale: banchi a trapezio si compongono come isole e quattro pareti fanno da schermo alla lezione postata su internet. Porto con me l’entusiasmo e la determinazione di voler realizzare un percorso nuovo ed efficace che disvela talento, costruisce competenza e lavora per una solida realtà: abituata ad argomentare con obiettività  ogni analisi non risparmio rilievi ad un esasperato formalismo per prevaricare la verità e confondere la ragione.
      Condivido la natura pluralistica della collettività seguendo gli orientamenti politici, economici e culturali armonizzandoli con la fede nel desiderio di essere per gli altri, oltre che per me stessa, un vessillo di bontà.  Spesso il linguaggio dell’odio minaccia la democrazia  e le parole insidiose incitano alla brutalità: il sentimento è antico ma il bersaglio è nuovo quando la pigrizia professionale  prende il sopravvento: ogni qualvolta si controllano la produttività, l’assenteismo, la performance si rimuovono privilegi e protezioni.  Recupero la suggestione letteraria con l’evento che ricalca la mia vita: a me avete affidato figli, nipoti,fratelli perché amo la scuola, la conosco, la vivo. Io, ho sempre creduto nella forza dirompente dell’istruzione pubblica e vi lascio, in consegna, un credo da coltivare: formare persone serie, oneste e responsabili. Il capitale umano cresce a scuola. Amo da sempre il mio lavoro e scopro il sentimento di sano orgoglio misto alla convinzione di aver occupato un posto di rilievo e di aver sfondato il soffitto di cristallo. L’espressione ispira simpatia e ricordo addolciti dalla distanza ed assume una valenza positiva che può indicare la levatura culturale.
      Conoscenze, abilità  ed empatia mi sono servite per non rimanere impigliata nella rete dell’amministrazione pubblica e sfuggire alle molestie burocratiche assicurando il rispetto della normativa e alleggerendo le procedure da farraginosi tributi che spesso rallentano l’eccellenza dei propositi. La storia non si cancella con la gomma sul foglio. Il dirigente scolastico, una figura che ha subito i condizionamenti socio-politico ed economico: dapprima personaggio ricco di prestigio pedagogico e morale ora funzionario carico di incombenze amministrative per una forma di middle management  nel quadro di una processo di elaborazione di modi di pensare, fare e valutare. Ma, ho svolto funzioni psicopedagogico-didattiche, organizzativo-gestionale  e  normativa. Rivestito poteri di rappresentanza, indirizzo e merito.  Esercitato capacità previsionale, pragmatica e valutativa.  Ho assunto responsabilità decisionale, opzionale e di risultato.  Ho vissuto la sperequazione tra città e provincia, in scuole che leggono in ritardo i mutamenti del tempo tentando forme di adattamento atte ad  esternare la valenza di rifugi di diplomati e in  scuole che si aprono al futuro con serietà, impegno e responsabilità.  I fatti che monopolizzano la cronaca dei giorni nostri, al di là delle valutazioni di sorta, portano ad osservare la realtà scolastica con occhi nuovi e conducano ad un’ irragionevole interpretazione di notizie pericolose che muovono altri messaggi faziosi; sono specchi di società logore ed inadeguate a promuovere la cultura dei buoni sentimenti che diventano armi per annientare il prossimo, in una sequenza inquietante di episodi, ove il peso specifico di ogni parola fa germogliare l’odio. I dirigenti sono eroi dimenticati e quando la storia finisce inizia l’oblio. Spesso, la storia narra i dirigenti: la sfida che ho intrapreso riposa  nella certezza di farne parte a pieno titolo per l’esaltante avventura  vissuta. Solo ricordando la storia si apprezza la vita e si dà voce ad una pagina eloquente del passato: ho dato tanto ma ho ricevuto di più . Il mio nome ed il mio magistero sono troppo noti perché io ne ricordi l’esegesi: mi basti menzionare la lunga militanza a scuola. Il 2020 sarà l’anno in cui voltare pagina . Con sincerità di cuore desidero esprimere la più affettuosa gratitudine e dire tutta la stima per la stagione dirigenziale, per l’impegno morale proposto non ultimi il coraggio e l’eleganza senza tempo mai toccati da eccessi. La cultura vince sempre: come cedro del Libano si spande, non teme il vento, tollera la siccità, domina sulle altre essenze, rappresenta la speranza per il futuro.   Vedo, dunque, con nitida certezza il  successo della scuola e ringrazio tutti per la fiducia riposta in me; così, vi lascio con l’auspicio che tutto quanto è stato dato mi sarà restituito moltiplicato ed accresciuto.                                                                       
 Lucia  Magaldi      


 
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