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Spazio privato e di relazione


di Rina Di Giorgio Cavaliere

Nella notte di San Lorenzo, abbiamo cercato luoghi di privilegio visivo, per poter contemplare le stelle cadenti. Le condizioni migliori di visibilità si sono verificate il 15 agosto nella parte finale della notte, poco prima dell’alba. Lo sciame delle Perseidi (così denominate perché il cosiddetto radiante è in prospettiva in direzione della costellazione di Perseo), come ha spiegato l’astrofisico Gianluca Masi (responsabile del Virtual Telescope), è stato già attivo dalla notte del dieci agosto. Per poter cercare questo luogo ci siamo avviati lungo un sentiero di montagna, in collina diretti verso un’altura, al mare alla ricerca di uno scoglio più elevato degli altri o di un tratto di spiaggia libero da ostacoli e da luci artificiali. In sintesi un luogo del silenzio, a contatto con la natura: un ambiente di grande suggestione e tranquillità.

Sulla necessità di difendersi dal rumore sono stati condotti numerosi studi, per questo è appropriato riportare il contenuto di una recente relazione di Filippo Carducci (convegno sulla neurofisiologia del silenzio, Monastero di San Biagio – Nocera 26/28 luglio), responsabile del Laboratorio di neuroimmagini del Dipartimento di fisiologia e farmacologia dell’Università La Sapienza di Roma. Lo studioso sostiene che il cervello vuole silenzio, l’assenza di rumore permette alla materia grigia di modificarsi, gestire le emozioni e potenziare la memoria; allo stesso modo la pratica della meditazione migliora il senso generale del benessere personale. Per crescere e maturare nella nostra personalità abbiamo bisogno di “spazio”, che ci permetta di prendere contatto con la natura, gli oggetti e le persone. Esiste in noi, prima di ogni altra cosa, l’esigenza di uno spazio privato, costruito secondo i nostri bisogni fisici intellettuali e spirituali, in contrapposizione alla varietà, alla complessità e all’ambiguità di quello di relazione.

Siamo nell’anno centenario della stesura definitiva dell’Infinito (Recanati 1819) di Giacomo Leopardi. Il poeta è situato sulla cima dell’ermo colle, intento ad ammirare lo spazio circostante; è l’Eden in cui è solito rifugiarsi, ove nell’isolamento, nella contemplazione e nella meditazione interiore trova consolazione. La sommità del colle ha costituito nel tempo un tema letterario di grande potenziale simbolico; per Petrarca il luogo della scoperta del mondo privato, per Boccaccio un rifugio alternativo al male. Per Dante è un punto di passaggio verso il cielo; sulla montagna del Purgatorio egli riconquista la purezza, la disposizione originaria che gli consente di trasumanar ( Par. 1,30) e quindi salire a le stelle (Purg. XXXIII, 145).

 


 
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