di Rina Di Giorgio Cavaliere
Gli auguri delle festività natalizie da poco trascorse e i messaggi giornalieri hanno viaggiato in rete, spesso con l’aggiunta di disegni e animazioni, che ricordano suoni e rumori del fumetto o del cinema d’animazione: le onomatopee, suoni e immagini di due specifici linguaggi. Nel fumetto rumori, suoni, parole sono tradotti in immagini così da diventare parte integrante della striscia. Scritte, segni, linee e forme, adeguatamente inserite nella composizione delle vignette, creano la “colonna sonora” del fumetto. Nel fumetto i suoni non li sentiamo, ma prendono forma esclusivamente nella nostra mente; nel cinema d’animazione, che si basa anch’esso sul disegno, suoni e rumori, diventano parte integrante e insostituibile della comunicazione. L’individuazione e il riconoscimento di un suono dipendono molto dall’esperienza di ogni singola persona, dal suo bagaglio di suoni e rumori. Il suono è un elemento difficilmente riconducibile a un’entità concreta precisa, esso rimane nell’ambiguità, fintanto che non è ancorato a un’immagine. Da quel momento quel suono diventa esclusivamente il prodotto di ciò che vediamo, come accade in altri linguaggi audiovisivi: la pubblicità, i film, le colonne sonore . . . I nuovi media, è palese, influenzano in maniera sempre più incisiva la nostra sfera sociale e comportamentale. Spesso parliamo tramite Messenger, anche se siamo a pochi metri di distanza dalla persona ricevente il messaggio. Nei nostri rapporti reali, emozionali, emotivi, saremo in grado di liberarci dalla mediazione della tastiera, o questa diventerà sempre più invasiva? Saremo ancora in grado di guardarci negli occhi e dire “ti amo”, oltre che scriverlo su un SMS abbreviato in tvb? Da una recente indagine sembra che i giovani conoscano del vocabolario della lingua italiana circa ottocento termini, ma ne utilizzino solo venti: tolti i ma, però, si, no, ne restano pochi! Le nuove tecnologie, inducendoci a utilizzare soltanto 146 caratteri per comunicare tramite SMS, quasi senza che ce ne rendiamo conto, ci portano alla comunicazione sintetica nelle e-mail e sul web, per rendere i contenuti fruibili anche da parte di dispositivi con piccoli schermi, quali telefonini e palmari. La cultura si sta rapidamente trasformando, ma non sembra che quella assimilata dai nostri giovani sia migliore delle precedenti, anzi ci inquieta la prospettiva di una generazione digitale lasciata in balia dei media e non guidata, visto che le cyber-relazioni influenzeranno sempre più i rapporti e i comportamenti nella vita reale. I ragazzi digitali possiedono uno strumento formidabile, che può essere usato, però, in maniera sbagliata. Temono l’aria inquinata, ma non possono fare a meno dei cellulari. E’ necessario comprendere questo mondo variegato e imprevedibile in continua evoluzione, capire i giovani per quanto riguarda l’impiego della tecnologia e del suo linguaggio; creare una nuova pedagogia, che sappia inglobare questi moderni valori in maniera armonica e trasformarli in un prezioso patrimonio, in modo che le stesse nuove generazioni possano trasmetterlo nell’educazione del futuro. La scuola ha una possibilità importante per partecipare ai processi di governo dell’ambiente, delle risorse sociali e politiche; è una palestra in cui consentire ai ragazzi la sperimentazione delle regole della vita democratica e lo sviluppo della cittadinanza attiva. Le famiglie, essendo il primo anello dell’articolazione sociale, attraverso la loro rappresentatività di base, possono e devono apportare esperienze dirette e rappresentare vissuti specifici.

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