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CLASSIFICAGIORNATE - RISULTATI

 

A mente Fredda. Le pagelle di Catania-Foggia
Fanno bene i nostri a far festa. Sono troppo i 18 anni passati all'inferno.


di Giancarlo Pugliese

Catania, 27 marzo 2017.

(Dal nostro Inviato)
Partiamo da una premessa. Io lo ammetto: sono una persona scaramantica. Ho fatto le “peggio cose” per ragioni di mera scaramanzia e mi vergognerei anche ad elencarle. Ovviamente, la scaramanzia legata al calcio, o meglio, al Foggia¸è quella a cui sono legate le manie e i riti più efferati, e anche più faticosi (perché essere scaramantici è molto faticoso). Eppurtuttavia, dopo 19 anni passati all’inferno, di cui 13 di terza serie, 5 di quarta e 1 di dilettanti, ormai mi chiedo apertamente: ma a che è valso? A cosa sono servite quelle lunghe sequele di scongiuri; quegli elaboratissimi processi obbligati di cose da fare o da evitare; quella parola, o anche solo quella lettera fatidica dell’alfabeto, elusa, schivata, esclusa con parossistica ostinazioneda ogni discorso, dialogo o battuta che fosse? La risposta, già la sapete.
Per questo motivo perdonatemi per ciò che sto per scrivere: ma dopo Avellino, dopo Cremona, dopo Benevento, dopo PISA, quest’anno io mi voglio sentire libero. Finalmente libero. Libero di dire che,se nel momento topico del campionato vinci la 6^partita consecutiva… se questa 6^partita vinta consecutiva è una partita come quella che hai vinto a Catania… se oltretutto l’hai vinta in uno stadio dove non avevi mai, e dico mai, fatto bottino pieno, e con quello che molti commentatori, quando sono a corto di eloquenza, chiamano banalmente cinismo da capolista… Beh, allora lasciatemi dire: questo è l’anno giusto. 5 partite senza subire reti, 12 vittorie nelle ultime 14 gare, tutti gli scontri diretti vinti (e in due casi su tre stra-vinti): solo noi possiamo perdere questo campionato. Solo noi.
Ieri, in due parole: due punizioni: nella prima Gil devia goffamente all’incrocio dei propri pali; nella seconda il taccone di Bergamelli centra la traversa di Guarna. La partita, il suo senso e la sua direzione, è tutta qua.
Prima e dopo Di Piazza se ne divora due; Mazzeo ne ha un’altra; quindi gli etnei, di rabbia, ne mancano un altro paio, neanche piccole. I 3 punti pesano sulle gambe dei nostri, che un po’ tremano nell’ultimo scorcio di gara. Chi segue la partita da casa conta i lunghissimi secondi del finale. Poi arriva il fischio. Ed è festa. Grande.Stridente col deserto del Cibali, ravvivato solo dai fischi catanesi.
E fanno bene i nostri a far festa. Segnatevi questo che vi dico: questa, tutt’altro che bella, partita, se tutto va come deve andare, la ricorderemo a lungo.

LA PAGELLA DEI ROSSONERI:
GUARNA: una sola parola: rassicurante. Sempre. 6,5
LOIACONO: stavolta non ha un cliente “tutto fumo e poco più” come Doumbia:Russotto decide forse un po’ tardi di giocare ma quando lo fa sono dolori. Highlander fatica ma non molla, mai. Rimedia il giallo, ma in una partita così importante è speso bene e pazienza per la squalifica dopo un’infinita diffida: 6,5
MARTINELLI: per l’occasione lo stile è messo da parte e anche lui deve “spendere” il giallo. Molta sostanza con qualche peccatuccio che non cambia il giudizio: 6,5
COLETTI: è il vero play del Foggia: il Catania intasa le linee e allora spesso deve pensarci lui a cercare l’assist (splendido quello a Di Piazza nel primo tempo). Dietro è pulito e quando ci vuole usa le maniere forti: anche per lui giallo ben speso. 7
RUBIN: ti impressiona la nonchalance con cui sbroglia e banalizza situazioni spesso non facili. E’ un grande giocatore. La spinta è la solita ma stavolta l’avversario è più organizzato. Incrociamo le dita sperando che l’uscita sia stata solo cautelativa. 6,5
(85’FIGLIOMENI: entra e si piazza a destra nel trio difensivo centrale che ne deriva. E’ senza fronzoli e monumentale sui palloni alti: la partita finisce lì. Ho la sensazione che lo rivedremo più spesso. S.v.)
AGNELLI: alt: ha sbagliato molti passaggi, lo so. Ma siete coscienti di quanto abbia corso? Raccorda i reparti e morde, tantissimo. E poi: quando l’obiettivo è lì, a un passo, forse a qualche compagno trema la gamba. A lui, no. Capito? Io, al Capitano, non gli do mai meno di 6,5.
AGAZZI: è il solito motorino. Sta dappertutto. Senza Vacca ha parecchi palloni in più di cui occuparsi ma in mezzo al campo i Catanesi stringono bene e nel traffico un po’ ne risente. Meglio nella ripresa. Sempre necessario. 6,5
DELI: gli etnei conoscono bene il Foggia e sanno che fra le linee può far male. Perciò proprio lì non lasciano il minimo spazio, accorciando e sovrapponendo due trincee molto mobili: chi ne paga le conseguenze più di tutti è lui. Non trova spiragli e a volte gira troppo distante da Mazzeo, che pure prova a cercarlo di sponda. Non era la sua partita, ma attenzione a non dimenticare le sue ultime prestazioni. 5,5
(62’ GERBO: saggiamente Stroppa lo fa entrare al posto di Deli nel momento topico della gara. Alberto è assatanato: tampona, copre e corre, tanto. Lo splendido scatto con assist al contagiri per Di Piazza meritava decisamente miglior sorte. 6,5)
CHIRICO’: contro Marchese è dura: anche lui finisce un po’ occluso. Pochi spunti, ma il Catania difende bene, replicando nel primo tempo la gara dell’andata. La punizione del gol però la tira lui e, al netto della goffaggine di Gil, effettivamente era una palla un po’ avvelenata. 6
(63’ SAINZ MAZA: Stroppa gli chiede corsa, sacrificio e raziocinio nelle giocate; in particolare quest’ultimo gli manca. Un po’ molle, nella fascia in cui il Catania insiste con più veemenza. 5,5)
MAZZEO:fa quello che deve e che sa; accorcia e apre per i compagni che però, fra le strette maglie etnee, non riescono a girargli bene attorno. Peccato per quella occasione nel secondo tempo, ma il suo contributo, anche in termini di lotta, c’è sempre. 6,5
DI PIAZZA: le sue accelerazioni possono cambiare l’inerzia di una gara che il Catania tenta di incanalare suritmi bassi. E in effetti nel primo tempo ha la sua grande occasione che purtroppo non sfrutta. Altrettanto avverrà nel secondo tempo, sul bel cross di Gerbo sul quale poteva chiudersi la partita. Peccato. Ma si sbloccherà. 5,5

STROPPA: squadra cinica, dicevamo in apertura, approfittando di un termine falso-positivo spesso abusato quando si tratta di raccontare una vittoria ottenuta “col minimo sforzo”. In realtà non è così: il Catania, al netto dei suoi guai societari, è squadra tosta e, come già fece allo Zaccheria, lo dimostra anche al Cibali. Quello che il Foggia mette sul piatto, però, se non è cinismo, è una grande dote, indispensabile a una capolista, che si chiama praticità. In nome della quale, il tecnico di Mulazzano non esita a “immolare” serenamente anche mostri sacri della categoria come Vacca e Sarno: del resto, i risultati gli danno ragione. Farina del suo sacco, innegabilmente. 7

LA PAGELLA DEL CATANIA

PISSERI:è un ottimo portiere, e lo dimosta anche ieri. 6,5
PARISI: lotta dura con Di Piazza che gli sfugge un paio di volte. Terzino di grinta e sostanza. 6
BERGAMELLI: per molti, e anche per il sottoscritto, è il miglior centrale del girone. Il gioco di Mazzeo lo porta spesso fuori dalla propria linea, ma non perde la bussola e, anzi, va a prendere col tallone una raggelante traversa. 6,5
DRAUSIO GIL: diciamolo, sul gol è sfortunato. A parte questo, poche altre sbavature, difensore solido. 6
MARCHESE: contestato da stampa e tifosi catanesi, in realtà non fa male, a parte il fallo su Chiricò da cui nasce la punizione dell’autogol. Fa pesare l’esperienza, meno la corsa. 6
BUCOLO: il più mobile del suo reparto, tampona e tampina tantissimo ma è meno lucido in costruzione. 6
(70’TAVARES: le esclusioni sue e di Pozzebon sorprendono. Quando entra, per il forcing finale, si danna parecchio, con poco frutto. 5,5)
SCOPPA: è l’ultimo argentino della un tempo floridissima colonia etnea. E’ un buon regista, che sa cambiare fronte e ha buoni tempi di giocata. Cala un po’ nel finale. 6,5
BIAGIANTI: è lui che porta il pressing sui portatori rossoneri e nel primo tempo svolge questo ruolo in modo molto efficace. Poi nella ripresa cala vistosamente e finisce in apnea. Esperienza e tecnica, non altrettanto la condizione. 6
DI GRAZIA: è un under interessante ma sbaglia tantissimo, anche palloni semplici e tocchi banali, e nello scatto si affloscia. Decisamente non in giornata. 5
MAZZARANI:Pulvirenti, mettendo lui al centro di un trio veloce e tecnico, chiarisce subito le sue intenzioni: attendere il Foggia, chiudere le linee di passaggio accorciando al massimo e ripartire con rapidi cambi di fronte. L’idea è buona ma non gli riesce granchè: non certo per demerito di questo talentuoso trequartista ex A e B, che da falso nueve svaria dappertutto e si danna l’anima finchè ce la fa. L’ammonizione a Martinelli, ad esempio, la procura lui. 6,5
(80’ POZZEBON: il tanto celebrato centravanti ex Messina resta in panchina e quando entra è rimasto ben poco da fare. Giusto un abbozzo di rovesciata annullato dal contemporaneo tentativo di Marchese. S.v.)
RUSSOTTO: nel primo tempo Loiacono lo tiene al guinzaglio e la sua abulìa spiega bene perché un giocatore così talentuoso sia ancora a fare la comparsa di terza serie. Nella ripresa decide di giocare a pallone e allora cambia tutto: i compagni cominciano a cercarlo con continuità e dal suo lato crea parecchi grattacapi. Così arrivano le ammonizioni di Loiacono e Coletti. Migliore dei suoi, talento di tale incostanza da far gridare allo scandalo. 6,5

PULVIRENTI: il tecnico etneo, catapultato dalla Berretti alla prima squadra (con l’ausilio della bandiera Orazio Russo) dalle improvvise dimissioni di Petrone, si trova a fronteggiare una situazione difficile, specie sul piano ambientale. Il Foggia era il peggior cliente che potesse capitargli in questo momento. Prova a sorprenderlo con un 4-3-3 molto corto, ranghi serrati e verticalizzazioni quando si può, contando sulla tecnica di Mazzarani e Russotto e sulla velocità di Di Piazza. L’autorete di Gil manda a monte i suoi piani. Ma la sua squadra, perlomento contro la capolista, non è sembrata affatto in disarmo. 6


 

 




 
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