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Caro Sindaco venga in piazza
A dieci giorni dalle dimissioni di Mongelli, un forum pubblico per discutere con i cittadini


di F.d.G.

Foggia, 28 luglio 2012.

Signor sindaco (dimissionario),

sono passati dieci giorni da quando lei ha formalmente presentato le sue dimissioni. Siamo pertanto esattamente a metà strada, in quel percorso verso il ventesimo giorno, termine entro il quale ha la facoltà di tornare a rivestire l’incarico di primo cittadino.
Dieci giorni di assoluto silenzio. Su questo è stato di parola. Dieci giorni in cui ha preferito alienarsi dalla pubblica scena e vivere in “clandestinità”. Nel frattempo, però, al suo silenzio ha fatto da contraltare uno scenario in cui si sono alimentate congetture, riproposte alleanze, rivisti scenari ed equilibri politici.
Da Palazzo di città solo silenzio. Nei “Palazzi” che contano, invece, trame e coalizioni, strategie e rivendicazioni. Ha incontrato il governatore Vendola, che le avrebbe consigliato di ripensarci e tornare in sella. Proprio quel Vendola a cui fino a qualche giorno fa avrebbe tirato le orecchie per aver tagliato fuori la Capitanata dalla sua sfera d’interesse, torna a essere suo valido interlocutore. Ha parlato francamente con chi ha contribuito alla crisi in Consiglio, valutando l’unità d’intenti. Ha sicuramente ascoltato e preso in considerazione le reazioni di imprenditori e istituzioni, cercando di discernere le frasi di circostanza dai sentimenti reali.
Ha ascoltato tutti, ma la cittadinanza non ha ascoltato lei. A dieci giorni dalle sue dimissioni, il foggiano della strada continua a doversi affidare ai “sentito dire” e alle leggende metropolitane, di cui la nostra città è pervasa da decenni, per cercare di comprendere qualcosa. Deve affidarsi a pronostici degni di un’agenzia di scommesse per valutare se lei ritirerà o meno le sue dimissioni, perché di segnali effettivi non ce ne sono. Si trama all’oscuro, si trama di nascosto. La trasparenza: chi è questa sconosciuta?
Ha parlato di isolamento istituzionale e il prefetto uscente le ha risposto piccato. Ha subìto minacce nella sua stanza, che tutti noi consideriamo intoccabile, ma nessuna forza dell’ordine ha voluto assumersi la responsabilità di quanto accaduto. L’assessore regionale all’Ambiente parla di “bubbone” ed emergenza sanitaria che scoppierà a ottobre a causa del fallimento dell’Amica e pare che la sua reazione sia stata molto contrariata.
Sembra, pare, dovrebbe: la città di Foggia è stanca di conoscere mezze verità. E allora venga in piazza, signor sindaco. E dica non attraverso una nota, ma gridandolo a noi cittadini, che il prefetto e le altre istituzioni l’hanno lasciata da solo. Venga a dirlo in piazza che è scandaloso che il sindaco possa essere minacciato a Palazzo di città da una decina di persone (alle quali va comunque tutta la solidarietà umana per le difficoltà lavorative) e faccia nomi e cognomi di chi non assicura l’incolumità del primo cittadino. Venga in piazza, signor sindaco, a fare i nomi degli imprenditori locali che le hanno riso in faccia quando chiedeva soldi per salvare il calcio a Foggia. Venga in piazza, signor sindaco, per spiegare come l’equilibrio della sua giunta e della maggioranza in Consiglio si sia frantumata. Venga in piazza, signor sindaco, a spiegare e ascoltare le istanze della città.

Sono dieci giorni che lei è uscito dal Palazzo, ma con queste strategie sembra che lei sia uscito dalla porta per ritornare dalla finestra. Venga in piazza, signor sindaco, convochi un’assemblea pubblica, semmai davanti a uno di quei luoghi che furono vanto e ora sono fallimento: il teatro Giordano, lo stadio Zaccheria, parco San Felice, e ancora l’aeroporto, piazza Mercato, etc etc..
Esca dal palazzo e venga in piazza. Dal dialogo con i cittadini, con le associazioni, con i comitati, potrà capire se vale la pena o no proseguire. Se tornare a essere il sindaco di “Foggia capitale” o “il peggior sindaco della storia”.
Un’assemblea pubblica, costruttiva. Chi non ci sarà, come tutti gli assenti avrà torto. Chi ci sarà, avrà diritto di parola.

Ci pensi, signor sindaco. Foggia è stanca, ma non dorme ancora.


 


 
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